I pastori

Settembre, andiamo. E' tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d'acqua natía
rimanga ne' cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d'avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh'esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l'aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.

Ah perché non son io cò miei pastori?

(G. D'Annunzio)

Commenti

Lucia ha detto…
La poesia che preferisco di D'Annunzio :-) Buongiorno, cara, e grazie per la gradita visita al mio blog! Ti seguirò anch'io con piacere ;-) A presto e complimenti per questo blog carinissimo :-)
PAOLA ha detto…
Grazie Lucia! A presto e complimenti anche a te! Un caro saluto!

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